Campagne vicino Londra
di Gianfranco
"TALLYHO"
L'urlo eccheggiò nella vallata, prima di spegnersi nella sua stessa eco.
Il gruppo era pronto, tutti erano in sella ed i cani stavano tirando al loro
guinzaglio, per liberarsi e correre alla cerca della volpe.
Il suono di un corno, improvvisamente, riempì la valle.
Si vedevano i cani fremere, si sentivano abbaiare.
Tutti erano pronti a partire, mancava solo che il Capo desse di sprone.
L'uomo sul cavallo con la bardatura più sfarzosa liberò i cani e partì.
Tutti lo seguirono.
Era la prima volta che Andrea partecipava ad una battuta di caccia alla
volpe ed era emozionatissima.
Indossava una giacca rossa molto bella, dei pantaloni neri, degli stivali
dello stesso colore ed un cappello da cavallerizza, anch'esso nero. In mano
teneva una piccola frusta, insieme con le redini del cavallo.
I cani correvano, guattendo, lungo la strada in terra battuta, seguiti dai
cavalli al galoppo veloce.
La volpe, in realtà era un avanzatissimo ologramma, di modo che non
venissero più barbaramente uccisi animali innocenti, ma che, nel contempo,
le tradizioni non venissero dimenticate.
I cani seguivano l'usta, abbaiando molto forte ed il suono del corno riempì
nuovamente l'aria. Andrea era felicissima, spronava il cavallo, mentre
l'emozione della Caccia alla Volpe le infiammava i sensi.
All'improvviso, vide che il gruppo si fermava: uno di loro aveva 'preso' la
Volpe, conquistandone la coda.
Andrea scese da cavallo ed andò a complimentarsi col vincitore: la volta
successiva avrebbe guidato lui la caccia.
Una volta tornata a casa, Andrea si era fatta una doccia, poi era scesa al
piano di sotto ed era andata in salotto, dove aveva trovato il padre, seduto
davanti al caminetto, che sorseggiava un brandy.
Aveva preso anche lei un bicchiere di liquore ed aveva girato la poltrona,
affinché fosse rivolta verso le fiamme, che bruciavano nel caminetto.
Il padre, seduto sulla poltrona accanto alla sua, disse, ancora euforico per
la Caccia del giorno "Ah... Che bella giornata! Una magnifica caccia!"
"È vero, mi sono divertita molto." Andrea non vedeva l'ora che la Caccia
fosse ripetuta.
"Mi dispiace solo che sia stato George a vincere..." continuò, con un
sorriso che gli aleggiava sulle labbra.
Andrea sorrise, scuotendo leggermente la testa.
"Domani mi aspettano in ambasciata. Se vuoi venire con me, potresti
conoscere l'Ambasciatore Federale."
"È per il rapporto sulla Situazione Logistica?"
"Sì."
Lei decise di dirgli che aveva intenzione di entrare in Accademia. Aveva
aspettato troppo.
"Papà, vorrei entrare in Accademia. Appoggerai la mia richiesta?"
Il padre dissimulò bene la sorpresa, ma non abbastanza bene da nasconderla
ad Andrea.
Dopo un momento di pausa, disse "Ascolta, sei appena tornata; sei stata
lontana due anni. Noi ci siamo preoccupati molto, durante la tua assenza..."
"Ma l'Accademia è sulla Terra... In cinque secondi sarete a S. Francisco,
basta un teletrasporto."
"Ma dopo? Sarai lontana da qui. Potresti morire nello spazio... Comunque, se
vuoi proprio andare all'Accademia, avrai la mia lettera di appoggio!"
"Grazie, papà. Poi, io vorrei fare domanda per restare sulla Terra: la vita
sulle navi stellari è troppo spartana per me." concluse con un sorriso.
Il padre le sorrise di controbalzo.
Andrea andò a dormire sollevata.
*E una è fatta!*